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Biancomangiare

 E’ definito un dolce “povero”, per la semplicità dei suoi ingredienti, ma in realtà è menzionato tra i piatti che la Grancontessa Matilde di Canossa fece preparare per il banchetto allestito in occasione della riappacificazione fra il papa Gregorio VII e l'imperatore Enrico IV. Correva l’anno 1077, e si racconta che le portate della cena furono più di venti, tra cui si distinse il raffinatissimo biancomangiare, quantunque all’epoca si trattasse di un altro tipo di pietanza.
Il biancomangiare è un dolce a cucchiaio, tipico della provincia di Ragusa, dove viene preparato con il latte di mandorle, zucchero, amido, buccia di limone e cannella. Dalle origini molto antiche, attribuite addirittura agli Arabi, i suoi ingredienti sono cambiati nel corso dei secoli.  In origine con questo termine si soleva indicare una sorta di  crema gelatinosa, servita nelle famiglie gentilizie, preparata con pollo, latte, mandorle, riso, zucchero, lardo e zenzero e guarnita con mandorle e cannella. Nel Settecento una simile gelatina era realizzata anche nel capoluogo siciliano dalle monache di clausura del monastero di Santa Caterina, come scrive il Pitrè nel suo libro “La vita in Palermo cento e più anni fa”: «Tutti preparavano conserva di scursunera (scorzanera) ma nessuno attingeva alla perfezione di Montevergine, come nessuno a quella della cucuzzata (zucca condita) e del bianco mangiare (specie di gelatina di crema di pollo) di S. Caterina.... ».  In alcuni manuali di cucina più antichi, il biancomangiare, viene anche menzionato tra le minestre o come salsa da versare sulle carni lesse.
La versione più simile a quella che conosciamo noi, fece la prima apparizione nell’Ottocento, ideata dal famoso chef parigino Marie Antoine Careme, uno dei più grandi e colti cuochi della storia. Si trattava di in una gelatina preparata con latte di mandorle dolcificato.
In Sicilia il biancomangiare viene utilizzato perfino come crema per il ripieno di dolci, come quello tipico del paese di Castelbuono, che prende il nome di Testa di Turco. Lo riferisce anche Giuseppe Tomasi di Lampedusa ne Il Gattopardo, quando racconta della cena che si svolse dopo il famoso ballo tra Don Fabrizio ed Angelica. Il Principe di Salina in quell’occasione colloquiò con il Pallavicino «...mentre degustava la raffinata mescolanza di bianco mangiare, pistacchio e cannella racchiusa nei dolci che aveva scelti...».
Il biancomangiare è stato uno dei dolci più diffusi nelle case dei siciliani, dove per tradizione veniva anche servito su piatti ricoperti con foglie di limone. Sarà per la semplicità dei suoi ingredienti, latte, zucchero e amido per dolci, o perché è un dolce molto facile da preparare. Per guarnire il biancomangiare si utilizzano la cannella, i pistacchi, le mandorle e una scorza di limone grattugiata, oppure il miele, le gocce di cioccolato, gli zuccherini colorati e perfino i dadini di zuccata.

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PREPARAZIONE

 Mettere il latte all’interno di un pentolino, assieme allo zucchero e all’amido e mescolare bene con una frusta, facendo attenzione che non si formino grumi. Disporre il pentolino sul fuoco lento e continuare a mescolare con un cucchiaio di legno fintanto che il composto diventerà denso. Versarlo in alcuni stampini inumiditi o all’interno di ciotole e porre in frigo a raffreddare. Guarnire con la granella di pistacchio e una spolverata di cannella.

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    • Ingredienti:

      1 lt di latte
      250 gr di zucchero semolato
      100 gr di amido per dolci
      cannella in polvere
      granella di pistacchio

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