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SS. Pietro e Paolo d’Agrò – Casalvecchio Siculo

SS. Pietro e Paolo d’Agrò – Casalvecchio Siculo Abbazia basiliana dei Santi Pietro e Paolo d’Agrò

  La Basilica dei Santi Pietro e Paolo sorge a valle del centro abitato di Casalvecchio Siculo, sulla riva sinistra della fiumara d’Agrò. La sua costruzione si deve al re normanno Ruggero II intorno al 1110 su richiesta del monaco basiliano Gerasimo, che ne divenne il primo abate. Ruggero II, nell’atto di donazione, attribuì all’abate poteri simili a quelli di un barone normanno, compresa la proprietà del vicino villaggio Vicum Agrillae (l’attuale Forza d’Agrò). L’abate poteva giudicare e condannare gli abitanti del villaggio, i quali erano obbligati a portare al monastero due galline «...nelle feste di Natale e di Pasqua nonché la decima sulle capre e sui porci».
Ma pare che in realtà si trattò di una riedificazione, poiché sul sito esisteva già un edificio religioso costruito intorno al 560 dai frati basiliani, andato distrutto alcuni secoli dopo con la dominazione araba. L’epigrafe in cima al portale d’ingresso dell’abbazia porta incisa, in un’iscrizione greca con caratteri bizantini, la data di costruzione: «Fu rinnovato questo tempio dei SS. Pietro e Paolo da Teostericto abate di Taormina a sue spese. Possa iddio ricordarlo. Nell’anno 6680, il capomastro Girardo il Franco». La data 6680 corrisponde all’anno 1172 dell’era cristiana.
Secondo gli storici i lavori di cui parla il capomastro Girardo si riferivano al solo restauro dei portali di accesso. Di fatto l'abbazia fu sottoposta a nuovi interventi costruttivi in seguito ai danni subiti col terremoto che nel 1169 colpì la parte orientale dell’isola e la Calabria. Da lontano la Basilica dei Santi Pietro e Paolo sembra simile ad un castello, per via della merlatura e della ronda che corrono sopra le mura. A quel tempo, infatti, il monastero di Casalvecchio era isolato nella campagna e aveva anche funzione di difesa dei cittadini del luogo. Il tempio venne consacrato nel 1178.

L'Abbazia dei Santi Pietro e Paolo d’Agrò

Del complesso monastico rimane in piedi la Basilica dei Santi Pietro e Paolo di Agrò che è un felice crogiuolo di stili: arabo per le spettacolari cupole ad archi e il disegno dei merli; bizantino nei capitelli e nell’uso dell’arco intrecciato all’esterno; normanno per lo schema planimetrico a tre navate, con l'ingresso fiancheggiato da due torri, come nelle cattedrali di Palermo, Cefalù e Monreale.
La chiesa si sviluppa su pianta a schema centrico, accentuato dalla presenza delle cupole con tre navate e tre absidi differenti fra loro per dimensioni e forma, copertura con volte a crociera nelle navate laterali e piana con due cupole in quella centrale, di cui una ottagonale sul presbiterio.
Le navate sono suddivise tramite colonne e pilastri. Si accedeva alla chiesa da due ingressi, di cui quello principale si trova in corrispondenza di un esonartece. Le magnifiche facciate della basilica dei Santi Pietro e Paolo di Agrò colpiscono per l’accesa policromia, dovuta all’utilizzo di svariati materiali tra i quali, accanto al tufo arenario, al cotto, alla pietra pomice e calcare, e alla pietra rosa di Taormina, tra lesene e arcate cieche intrecciate, con angoli acuti e a tutto sesto, risalta la lava di colore nero.
Un vero gioiello architettonico, studiato dai medievalisti di tutto il mondo, e definito dal critico d’arte Stefano Bottari "uno dei monumenti più significativi della nostra arte medievale", tanto che è stata richiesta all’Unesco l’inclusione nell’elenco dei patrimoni dell’umanità. E pensare che a fine Ottocento la basilica dei Santi Pietro e Paolo, dopo l’abbandono del monastero da parte dei monaci basiliani avvenuto nel 1794, rischiò di essere distrutta: divenne proprietà privata e fu adibita a fienile, a stalla per gli animali e poi a deposito di limoni. In queste traversie  andarono perse le opere artistiche che, stando a quanto tramandano gli antichi, l’adornavano.
La basilica di Casalvecchio accolse le reliquie dei SS. Pietro e Paolo, assieme a quelle di altri santi e fu sede di una ricca biblioteca di manoscritti greci e latini e i monaci basiliani si prodigarono a realizzarvi un centro di studi scientifici, artistici ed umanistici. Dell’annesso cenobio basiliano, che ospitava la biblioteca, restano solo i ruderi.

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Informazioni aggiuntive

  • Epoca: XII secolo
  • Ubicazione: Contrada San Pietro
  • Informazioni: Aperto tutti i giorni (festivi compresi) dalle ore 9,00 alle ore 13,00 e dalle ore 15,00 alle ore 20,00.
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