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Castello di Schisò – Giardini Naxos

Castello di Schisò – Giardini Naxos Castello di Schisò o Palazzo Paladino

 Il Castello di Schisò sorge nel lungomare di Giardini Naxos, nei pressi del Parco archeologico dell'antica Naxos. Le sue origini risalgono ai Bizantini, epoca in cui l’impianto si sviluppava su pianta quadrangolare e comprendeva quattro torri agli angoli. Già nel 1154 il geografo arabo Idrisi descriveva l’antica Al Qusûs come un attivo porto commerciale. Sotto gli Arabi infatti il sito di Naxos prese il nome “Al Qusûs” (torace, busto) secondo alcuni storici dovuto alla forma del promontorio sul quale si ergeva, oppure ad un’errata trascrizione della denominazione Naxos (Nusùs) trascritto dagli Arabi come Qusùs, che in epoca normanna venne corretto in Quisò. E’ quanto di deduce da un documento dell’epoca con il quale vengono concessi da Adelasia, moglie del Conte Ruggero I di Sicilia, dei privilegi al Monastero di S. Maria De Gala di Castroreale e in cui si fa menzione della Chiesa di San Pantaleone “qui est in portu Quisoy” (nel porto di Quisòn) come riporta nel 1633 Rocco Pirri nel libro "Sicilia Sacra".
La piccola chiesa consacrata a San Pantaleone, medico del sec. XIX, era il luogo di culto utilizzato dai contadini e pescatori del villaggio bizantino. Oggi la cappella si trova inglobata dentro le mura del castello di Schisò ed è visitabile.
All’epoca il castello di Schisò svolgeva scopi militari con funzione di controllo dell’accesso alla baia di Giardini Naxos, posto com’era in cima ad un rilievo formato da una colata lavica, e protetta dalle torri cilindriche.
Nel 1518 la fortezza perse la sua funzione difensiva e divenne feudo, con regio privilegio. In quell’anno proprietari del castello di Schisò risultava essere il magnifico Giovanni Casanova. Nel 1557 il feudo fu venduto a Gaspare Statella. La nobile famiglia degli Statella lo detenne sino al passaggio ai La Valle, avvenuto agli inizi del Seicento.
Nel Settecento il castello di Schisò passò in mano ai De Spuches duchi di Santo Stefano e baroni di «Kaggi». Don Blasco Spuches difatti, per evitare che altri acquistassero il feudo situato nel mezzo dei suoi beni, accordandosi col genero del Rizzari e Valle, che presentò l’offerta «pro persona nominando», riuscì ad acquistare lo ius luendi sul feudo di Schisò. Con i De Spuches il castello di Schisò assunse l’aspetto di una dimora residenziale. A Don Blasco si deve  il restauro della chiesa di San Pantaleone, nella quale fece collocare un nuovo quadro del Santo.
In seguito, verso la metà del 1800, il castello di Schisò fu in possesso di Giovanni Conti, ricco borghese di Messina  ai quali succedettero i Lombardo Alonço. Dagli inizi dello scorso secolo è proprietà della famiglia Paladino.
L’attuale edificio occupa una superficie di circa sei mila metri quadrati. Ancora oggi, su tutta la costruzione svetta la torre a pianta quadrata che si eleva per quindici metri e si caratterizza per la presenza di beccatelli in pietra lavica e di cantonali dello stesso materiale, che ne rafforzano gli angoli. La realizzazione della torre risale ad un arco di tempo compreso tra il Trecento e gli inizi del Cinquecento. Al suo interno presenta volte a crociera cuspidate. Delle primitive quattro torri cilindriche ne restano due, poste a delimitazione della corte interna. Attorno a quest’ultima sorgono i vari corpi di fabbrica della fortezza che accolgono diversi ambienti, tra cui la Sala Normanna con il soffitto a travi lignee e croci intagliate in stile romanico, la Sala Bizantina dove si scorgono le saettiere del VII–VIII secolo poste un tempo a controllo del caricatore. Queste sono realizzate con la tecnica ad opus incertum e con materiali che risalgono ad epoche remote, tra cui frammenti di tegole bizantine. Nel Cinquecento il castello di Schisò subì trasformazioni e rimaneggiamenti ed inglobò tra le sue mura un impianto per la lavorazione della canna da zucchero. Nel Quattrocento, nelle campagne adiacenti al centro abitato, si diffuse infatti la coltivazione della canna da zucchero. Verso la fine dell’Ottocento sul prospetto che si affaccia sul lungomare furono realizzati i balconi.
Il Castello di Schisò è sede del MacS (Museo Arte Contemporanea Sicilia).

© Riproduzione riservata

 

Informazioni aggiuntive

  • Epoca: VII-VIII secolo
  • Ubicazione: Lungomare Giardini Naxos
  • Proprietà: Privata
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