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Santuario di Gibilmanna - Cefalù

Santuario di Gibilmanna - Cefalù Il Santuario di Gibilmanna dedicato alla SS. Vergine

 E’ tra i santuari mariani più celebri della Sicilia e, secondo la tradizione, era uno dei sei monasteri benedettini che San Gregorio Magno fece erigere a proprie spese, prima di essere eletto pontefice.
L’edificio di culto è consacrato alla Santissima Vergine e le sue origini sono legate alla leggenda che narra dell’arrivo in loco della statua della Madonna col Bambino. Nell’aprile del 1534 una nave in balia delle onde che trasportava una statua della Madonna, trovò rifugio nei pressi di un borgo. La Vergine apparve ad un frate cappuccino dicendogli di recuperare la statua e costruire un santuario. La statua fu caricata su un carro trainato da buoi che, lasciati in libertà, dopo giorni di viaggio, si fermarono nel promontorio che sovrasta Cefalù, dove sorgerà l’attuale santuario di Maria SS. di Gibilmanna.

Il Santuario di Gibilmanna: storia e architettura

 Il Santuario si raggiunge dalla cittadina normanna dopo aver percorso una strada panoramica che attraversa boschi di castagni e querce. La località in cui sorge prende il nome di Gibilmanna, che deriva dalla parola ghibil, che in arabo significa “monte”, a cui fu aggiunto un appellativo dovuto alla correzione dell’idioma proveniente da Jubileo Magno, in relazione con una festa in onore di San Gregorio Magno.
All’epoca della sua costruzione il santuario di Gibilmanna comprendeva un piccolo monastero e una chiesetta  officiata dai padri benedettini, su una parete della quale era dipinta un’immagine della Vergine, verso la quale i religiosi nutrivano particolare devozione, a testimonianza del fatto che il culto della Vergine Santissima nel Santuario di Gibilmanna risale al IX secolo. Nella chiesetta vi erano anche un Crocifisso bizantino di legno scolpito, che oggi si trova nella Cappella della Madonna,  ed un trittico.
In seguito all’invasione saracena, il monastero cadde in rovina e, qualche secolo più tardi, la chiesetta fu ceduta ai padri cappuccini dall’ultimo priore di Gibilmanna. I religiosi costruirono il primo nucleo di celle sulle rovine dell’antico monastero benedettino e nel 1619 diedero inizio ai lavori di un nuovo edificio di culto, poiché l’antica chiesetta si rilevò piccola per ospitare i fedeli, e al suo interno edificarono una cappella per la Madonna.
La chiesa, aperta al culto nel 1623, fu ampliata e completata con la sacrestia, una scalinata ed un portico ad arco unico. Quest’ultimo, agli inizi del secolo scorso, venne sostituito con quello attuale. Per  l’altare maggiore del santuario di Gibilmanna fu invece realizzato il dipinto raffigurante l'Assunzione di Maria SS.  da un autore ignoto.
Il Santuario di Gibilmanna si sviluppa su pianta a croce latina capovolta. La cappella della Vergine è arricchita con un fastoso altare barocco, realizzato nel Settecento da Baldassarre Pampilonia, in principio destinato ad una cappella della Cattedrale di Palermo, le statue in marmo di San Giovanni Battista, opera di Scipione Casella e di Sant’Elena, attribuita a Fazio Gagini, e il simulacro di Maria SS. Regina del Paradiso, realizzato nel 1534 da Antonello Gagini o dalla sua scuola. Un tempo le linee architettoniche della cappella erano tratteggiate in oro zecchino.
Dietro l’altare maggiore del Santuario di Gibilmanna si può ammirare un’elegante custodia in legno scolpito, tipica delle chiese francescane. Sulla sinistra si scorge l’“Ecce Homo” dipinto da padre Sebastiano Di Majo da Gratteri, fondatore della comunità cappuccina di Gibilmanna, che morì a Castelbuono in fama di santità. Si narra che il sacerdote lo realizzò utilizzando succhi d’erbe e fiori dopo che, durante la celebrazione della messa, gli apparve Gesù che lo invitò a dipingerlo così come lo vedeva. L’opera più antica del Santuario di Gibilmanna è l’affresco raffigurante la Madonna con il Bambino, collocato nella cappella della Madonna dopo essere stato tirato fuori dal muro dell’antica chiesetta.
Nel 1933 fu realizzato il coro dietro l’altare Maggiore. Nel 1644 il sacerdote D. Vincenzo Martino donò al santuario di Gibilmanna sei tele, delle quali due rappresentano S. Michele Arcangelo e l'Angelo Custode. Una campana di cristallo è custode della statuetta dell’Addolorata rinvenuta miracolosamente in un tronco di quercia nei pressi di Cefalù. All’esterno del Santuario di Gibilmanna si trova il monumento di San Francesco realizzato dallo scultore Francesco Garufi.
La costruzione del Seminario Serafico risale al  1958. Oggi ospita la biblioteca “Fr. Gesualdo da Bronte” con numerosi manoscritti di pregio. Il complesso del Santuario di Gibilmanna comprende l’antico refettorio, le originarie stalle e i locali di lavoro dove sono stati ricavati i locali destinati al Museo intitolato a Frate Giammaria da Tusa. In quest’ultimo si trovano esposte opere provenienti da diverse sedi conventuali del Val Demone alcuni dei quali sono stati soppressi. Le secentesche catacombe cappuccine del Santuario di Gibilmanna occupano invece il sotterraneo della cappella della Madonna e parte della chiesa e sono dedicate a Giuliano de Placia, uno dei frati eremiti che secondo la tradizione, ai tempi dei benedettini visse all’interno di un tronco di una quercia secolare, a cui si deve l’arrivo a Gibilmanna del meraviglioso simulacro di Maria Santissima Regina del Paradiso.

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