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Fava cottoia di Modica

Se c’è un legume facile da cucinare è sicuramente la fava cottoia modicana che, oltre ad essere una specalità locale inserita nei disciplinari di produzione e controllo De.CO., è anche uno dei tanti presidi Slow Food dell’isola. La fava di Modica infatti può essere cucinata dopo essere stata tenuta in ammollo soltanto per alcune decine di minuti, e non per l’intera nottata, come accade per gli altri legumi. Non per niente è detta “cottoia” o, meglio ancora, cucivile in dialetto siciliano.

Fava Cottoia modicana Slow Food

La fava cottoia di Modica ha caratteristiche uniche ed un legame fortissimo con il territorio nel quale cresce. Nelle campagne modicane le fave sono presenti sin dall’antichità, tradizionalmente considerate una coltura miglioratrice del terreno, oltre che essere utilizzate come foraggera. Ma in alcune contrade di Modica si produceva una varietà particolarmente adatta all’alimentazione dell’uomo, tale da rendere il contadino modicano, che era solito cibarsi di fave e pane, di aspetto forte e robusto, come racconta agli inizi del secolo scorso lo storico locale Giorgio Veninata. Ed in effetti, sino agli anni Cinquanta, le fave erano presenti nella dieta quotidiana dei contadini. Ai braccianti che lavoravano la terra veniva data la razione giornaliera di mezzo coppo di fave. Si racconta anche che i modicani, quando volevano prendere in giro gli abitanti di Ragusa e dintorni, li appellavano con il termine mangiamacco, per indicare che il privilegio di consumare la fava col tegumento era riservato esclusivamente a loro, poiché la leguminosa era coltivata solo nelle campagne modicane.
Da sempre le fave sono a buon motivo definite “la carne dei poveri”, per l'alta percentuale di proteine che contengono. Ma non solo, visto che sono anche ricche di vitamine e minerali, tra cui potassio, ferro e magnesio, ed hanno assunto un ruolo di primaria importanza nella dieta mediterranea, con conseguenti effetti positivi sulla salute. La fava Cottoia di Modica si presta a ricette gustose e piatti particolari, come le zuppe e il macco di fave secche e i “lolli che favi”, una specialità della cucina modicana, un tipo di pasta fresca fatta a mano e cotta assieme alle fave. Il termine “lolli” significa “sciocco, sempliciotto” e sta appunto ad indicare la semplicità e genuinità di questa prelibatezza.

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Raccolta fava cottoia

Le fave di Modica si raccolgono a partire dal mese di maggio, attraverso la mietitura delle piante con una falciatrice o con un decespugliatore. Successivamente si esegue la trebbiatura e le piante avvizzite vengono accumulate in covoni per essere portate nell’aia dove si procederà alla separazione dei semi dai baccelli tramite fresatrici e con l’ausilio di soffiatoi vengono eliminati i residui della trebbiatura.

© Riproduzione riservata

Informazioni aggiuntive

  • Territorio:

     

    Comune di Modica (contrade Baravitalla, Bosco, Cannizzara, Cinquevie, Famagiorgia Calamarieri, Frigintini Mauto, Rassabia e Torre Palazzella)

  • Produzione: A partire da Maggio
  • Riconoscimenti:

    Denominazione Comunale (De. Co.) - Presidio Slow Food

  • Sagra:

    Modica (c.da Fringitini) - Luglio

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