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Manna delle Madonie

C’è una sostanza dolce come lo zucchero ma che non incide sulla glicemia. Dalla corteccia dei frassini delle Madonie, in particolare dall’orniello (Fraxinus ornus o frassino da manna) e dal verdello (Fraxinus oxicarpa), è secreta una sostanza resinosa che, esposta al sole, si rassoda trasformandosi in manna. Sino a qualche secolo fa la produzione di manna interessava i comuni che si affacciano sulla costa tirrenica, da Palermo sino a Trapani, ora invece la si può trovare a Pollina e Castelbuono, dove ancora oggi viene prodotta con le tecniche e gli strumenti tradizionali. Dal 2002 è uno dei prodotti selezionati dalla Fondazione Slow Food con il nome di "Manna delle Madonie".

La Manna delle Madonie Slow Food

Le origini della manna si perdono nella notte dei tempi. Dai Greci e dai Romani era conosciuta come “miele di frassino”, “miele di rugiada” o “secrezione delle stelle”, e da sempre è stata apprezzata per le sue proprietà depurative e lassative, grazie al suo alto contenuto di mannite. Per quanto riguarda le proprietà la manna delle Madonie possiede anche una benefica azione fluidificante ed emolliente sulle vie respiratorie, calma la tosse, rende liscia e morbida la pelle, e viene utilizzata dai diabetici come dolcificante, al posto dello zucchero poiché, pur essendo dolcissima, non altera il livello glicemico del sangue. La manna si conserva lontano da fonti di calore e di luce per un periodo anche estremamente lungo e con essa si preparano biscotti, praline, torte, panettoni e gustosi torroncini.

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Raccolta Manna delle Madonie

La manna delle Madonie cos'è? La resina della manna delle Madonie viene estratta tra luglio e settembre, dai cosiddetti ’ntaccaluori (raccoglitori di manna) che praticano delle piccole incisioni nella corteccia del tronco utilizzando la mannaruola, una particolare roncola (coltello), affilata ed appuntita. Una volta fuoriuscita, la dolce linfa si presenta di colore violaceo, ma a contatto con l’aria si solidifica in lunghe e caratteristiche secrezioni azzurrognole, simili a stalattiti, che poi assumono un colore biancastro. Sono questi i cosiddetti cannoli, ottenuti tramite dei fili di nylon, legati ad una lamina di acciaio posta appena sotto l’incisione, che si prolungano sino al suolo, e sui quali viene fatta colare la manna. I cannoli vengono staccati tramite un archetto di legno flessibile. La manna che rimane nella corteccia viene raschiata con una rrasula, quella che invece scivola a terra, è  raccolta con una grande pala di ficodindia. Risulta più pregiata la manna da cannolo, mentre quella raschiata dalla corteccia contiene impurità.

© Riproduzione riservata

Informazioni aggiuntive

  • Territorio:

    Castelbuono e Pollina

  • Produzione: Tra Luglio e Settembre
  • Riconoscimenti:

    Prodotto agroalimentare tradizionale (P.A.T.) - Presidio Slow Food

  • Sagra:

    Pollina (PA) - Agosto

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