Abbazia Santa Maria di Roccamadore – Messina

Se c’è un luogo di ispirazione ricco di storia e di tradizione è di sicuro il monastero che sorge alle porte di Messina. Si tratta dell’Abbazia di Santa Maria di Roccamadore le cui origini risalgono lontano nel tempo. Fu fondata nel XII secolo da Bartolomeo di Lucy conte di Paternò e di Butera ed anche se oggi della costruzione che pochi conoscono rimangono solo scarse tracce, nei secoli passati fu tra i più conosciuti insediamenti del messinese della comunità monastica cistercense.

Abbazia di Santa Maria di Roccamadore

Si racconta che l’abbazia di Roccamadore fu costruita per volere del nobile normanno il quale aveva fatto il voto di fondare un monastero e di darlo in dono ai monaci cistercensi i quali in cambio, dopo la sua dipartita in cielo, avrebbero dovuto celebrare messe in suffragio della sua anima ogni anno e che lo stesso la volle intitolare a Santa Maria di Roccamadore, prendendo spunto dalla chiesa francese di Roc-Amadour en Quercy, che all’epoca era meta di pellegrinaggi. Il conte ottenne così il permesso di costruire la sua abbazia nel 1194 dall’arcivescovo Richard Palmer di Messina e il primo abate fu un tal F. Bernardus. La località in cui sorge il monastero è quella di Tremestieri frazione a sud di Messina, il cui toponimo per alcuni studiosi evoca la presenza in loco in epoca passata di tre monasteri, tra cui proprio l’Abbazia di Santa Maria di Roccamadore che per diversi anni godette di una certa importanza e fu l’unica comunità cistercense a non essere interessata dalle soppressioni napoleoniche.

L’Abbazia di Tremestieri Messina

Nel Settecento dell’antica abbazia cistercense ne parla anche lo storico e religioso Vito Amico. A quel tempo prendeva il nome di Roccamatore e la descrive così: «Celebre monastero di ordine cistercense in s. Domenica o Tremestieri municipio di Messina, a 4 miglia dalla città verso austro. Ne fu il fondatore e generoso donatore nel 1193 colla moglie Desiderata Bartolomeo de Luca conte di Paternò e maestro giustiziero della intera Calabria, ed il primo abate Bernardo, ma dei commendatarii Giovanni Cardinale Albano nel 1488. L’antico tempio, che minacciava ruina, venne ristorato nel 1712, per cura di Agostino Gemelli cirterciense , vicario generale nella Sicilia ed abate. Attualmente (1760) è commesso il monastero a Giuseppe Tommasi, che dal braccio chiesiastico profferisce il XXII voto nel parlamento. I monaci nel numero di 16 si addicono alla celebrazione dei divini uflìcii sotto il priore claustrale. Occorre nel Dromo nella pubblica via la porta esteriore, donde dista 100 passi il prospetto del tempio, anch’esso cospicuo». La chiesa dell’abbazia di Santa Maria di Roccamadore era difatti piuttosto grande, si sviluppava a croce latina, era abbellita con altari e cappelle e si affiancava ad una torre campanaria. Tra le tante opere che custodiva vi era anche una pregevole icona della Madonna di epoca bizantina. I corpi di fabbrica del monastero, che comprendeva un chiostro ed un giardino, ospitavano le celle dei monaci ed una biblioteca. Oggi dell’antico complesso architettonico non rimane nulla, eccetto che poche tracce nelle mura perimetrali del giardino. La costruzione andò distrutta con il terremoto del 1783 e sulle sue macerie fu costruita una villa residenziale.

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Informazioni aggiuntive

  • EpocaXII secolo
  • Ubicazione: Via Roccamotore
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