
La Festa del SS. Crocifisso di Calatafimi Segesta è uno degli eventi religiosi più intensi e identitari del trapanese, capace di unire fede, storia e tradizione popolare in un rito che si rinnova ogni cinque o sette anni, nei giorni compresi tra l’1 e il 3 maggio. Le origini della devozione risalgono al 1657, quando un antico crocifisso ligneo custodito nella sagrestia della chiesa di Santa Caterina d’Alessandria fu protagonista di eventi prodigiosi che segnarono profondamente la comunità. In quell’anno, il crocifisso venne più volte ritrovato a terra e, secondo la tradizione, operò guarigioni miracolose, come quella dell’infermo Francesco Saltaformaggio. Da quel momento, la fede popolare crebbe al punto da portare alla costruzione dell’attuale Santuario dedicato al SS. Crocifisso.
La Festa del Santissimo Crocifisso di Calatafimi
Nel corso dei secoli, la festa ha assunto una dimensione sempre più solenne, diventando un punto di riferimento per tutta la comunità. Inizialmente celebrata ogni dieci anni, a partire dall’Ottocento la ricorrenza è stata resa più frequente, fino ad arrivare alla cadenza attuale.
Nel novembre del 1657, due borghesi finanziarono la realizzazione dell’altare, mentre i giurati ottennero dal Vescovo il permesso per la processione e la nuova cappella del SS. Crocifisso. Nei decenni successivi, l’intera comunità ampliò la chiesa di Santa Caterina fino a trasformarla nell’attuale santuario, dando origine a una tradizione ancora viva, in cui i diversi “ceti” rendono omaggio al Protettore, simbolo di prosperità e abbondanza.
Questo percorso collettivo segnò l’inizio di una tradizione che continua ancora oggi: la comunità, suddivisa nei diversi “ceti”, ha sempre reso omaggio al proprio Protettore, riconoscendolo come simbolo di abbondanza nei raccolti e prosperità nel lavoro. Da questa devozione nasce anche uno dei gesti più significativi della festa: la distribuzione del pane. In origine, questo dono veniva offerto in abbondanza per permettere anche ai più poveri di partecipare alla gioia dei festeggiamenti. Con il tempo, quel pane è diventato “lu Cucciddatu”, ancora oggi simbolo della festa. La storia del Crocifisso conobbe però anche momenti difficili: il 25 settembre 1887, durante la festa della Madonna di Giubino, un incendio distrusse la cappella e il simulacro andò perduto. Nonostante ciò, la devozione non si spense mai, anzi continuò a rafforzarsi, mantenendo vivo il legame tra il popolo e il suo simbolo sacro.
La festa prende avvio già nel giorno di Pasqua, con un rito antico e simbolico: la Santa Croce d’argento, donata nel 1776 dal ceto dei Mugnai, viene portata in processione dalla Chiesa del SS. Crocifisso fino al Santuario di Maria SS. di Giubino. Da qui ha inizio un percorso lungo trenta giorni, durante il quale la Croce rimane custodita nel santuario. Il 30 aprile, alla vigilia dei festeggiamenti, la Croce fa ritorno in città accompagnata da un suggestivo corteo di bambini, che portano con sé antichi e preziosi oggetti sacri in oro e argento.
Uno degli elementi più caratteristici della Festa del SS. Crocifisso è rappresentato dai Ceti, antiche categorie sociali che raccontano la storia del lavoro e dell’identità collettiva di Calatafimi Segesta. Borgesi, Maestranza, Cavallari, Massari, Macellai, Mugnai, Ortolani, Pecorai e Caprai non sono semplici gruppi, ma veri protagonisti della celebrazione, ciascuno con un ruolo preciso nel rendere omaggio al Crocifisso. Sono loro a portare avanti una tradizione secolare, fatta di appartenenza, devozione e orgoglio.
Dopo anni di attesa, l’intera città di Calatafimi Segesta si prepara a vivere un evento carico di emozione e significato. Nel 2026, dopo ben quattordici anni, torna infatti la celebrazione solenne del miracoloso Santissimo Crocifisso del 1657, uno dei momenti più intensi e sentiti della tradizione locale. Un appuntamento che coinvolge l’intera comunità e che trasforma ogni gesto, ogni rito e ogni preparativo in un simbolo profondo di fede e appartenenza.
La devozione al SS. Crocifisso rimane un patrimonio culturale che si tramanda di generazione in generazione e nella festa in suo onore, storia e identità, si intrecciano in modo unico. Per l’occasione, la città si anima con processioni, cortei e sfilate dei “Ceti”, le antiche corporazioni che ancora oggi mantengono vive tradizioni, costumi e rituali. Tra questi spicca la Maestranza, l’antica milizia militare che sfila lungo le vie del paese, regalando uno spettacolo suggestivo e ricco di fascino.
I giorni 1 e 2 maggio sono dedicati ai momenti più dinamici e folkloristici della festa, con i cortei, l’omaggio dei Ceti al SS. Crocifisso e il tradizionale lancio dei doni, preparati con cura nelle settimane precedenti da tutti i partecipanti. Questi doni, simbolo di devozione e offerta, rappresentano il legame profondo tra la comunità e il Crocifisso, e rendono ogni partecipante protagonista attivo della celebrazione.
La domenica di festa è invece dedicata alla dimensione più spirituale e religiosa. La giornata si apre con la solenne celebrazione eucaristica, seguita nel pomeriggio dalla presentazione dei “prisenti”, ovvero i doni che ogni Ceto offre al Santissimo Crocifisso. Si tratta di un momento particolarmente suggestivo, in cui tradizione e fede si fondono in un rito collettivo carico di significato. Il culmine delle celebrazioni è rappresentato dalla processione solenne del Santissimo Crocifisso e della Madonna di Giubino, patrona della città. Il Crocifisso miracoloso viene deposto in una preziosa vara d’argento e portato a spalla dai giovani del paese, mentre un lungo e devoto corteo di fedeli lo accompagna per le vie cittadine. È un momento di grande intensità emotiva, in cui la comunità si stringe attorno ai propri simboli sacri, rinnovando un legame che attraversa il tempo.
La Festa del SS. Crocifisso di Calatafimi Segesta rappresenta un racconto collettivo, un momento in cui la comunità si riconosce nelle proprie radici e rinnova un’antica promessa di fede, gratitudine e appartenenza. Un evento che continua a emozionare e a custodire l’anima autentica di questo territorio.
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