
La Festa del SS. Crocifisso di Padre Rosario Pirrelli, che si svolge a San Cataldo ogni quarta domenica dopo Pasqua, è uno degli appuntamenti più sentiti e identitari della comunità, capace di raccontare l’anima autentica della città attraverso fede, tradizione e memoria collettiva. Istituita ufficialmente nel 1851, questa celebrazione affonda le sue radici nel mondo contadino e continua a rinnovarsi mantenendo intatti i suoi simboli più profondi: il grano, il pane e i fiori, espressione di vita, sacrificio e rinascita.
La Festa del Santissimo Crocifisso di Padre Pirrelli
La Festa del SS. Crocifisso è un patrimonio vivo che racconta la storia e l’identità di San Cataldo. È il legame tra passato e presente, tra la terra e la fede, tra il sacrificio e la speranza: una tradizione che continua a vivere nel cuore di chi, anno dopo anno, partecipa con devozione e orgoglio.
Al centro della festa vi è la figura carismatica di Padre Rosario Pirrelli, asceta e parroco della Chiesa di Santo Stefano, noto in tutta la Sicilia per le sue predicazioni e per il forte legame spirituale con il Crocifisso. La tradizione racconta che, durante un periodo di grave siccità, fu proprio lui a guidare il popolo in preghiera fino alla Chiesa Madre: dopo un’invocazione intensa e collettiva, arrivò una pioggia tanto attesa, interpretata come un segno miracoloso. Da quel momento, il Crocifisso divenne simbolo di protezione e speranza per l’intera comunità. Prima di morire, nel 1861, Padre Pirrelli lasciò in eredità l’impegno di mantenere viva la festa, affidandola a una Commissione di dodici membri, in ricordo degli apostoli.
Il Crocifisso, oggi custodito nella cappella della Chiesa di Santo Stefano accanto alle spoglie del sacerdote, è il fulcro della devozione popolare. La festa prende vita già dalle prime ore del mattino con uno dei momenti più suggestivi: la questua del frumento. Cavalli e muli bardati a festa attraversano le vie del centro storico accompagnati dalla banda musicale, raccogliendo le offerte dei fedeli. È un rito antico, che conserva intatto il fascino delle tradizioni contadine: il suono della musica sveglia la città, mentre ai devoti vengono consegnate l’immaginetta sacra e la caratteristica “nzinga” rossa.
Subito dopo ha luogo la processione offertoriale, durante la quale donne, uomini e bambini percorrono le vie cittadine portando ceste di vimini decorate, colme di pani votivi dalle forme simboliche, spighe di grano e fiori. Il corteo si snoda da Corso Sicilia e Corso Vittorio Emanuele fino alla Chiesa di Santo Stefano, dove avviene la benedizione dei fanciulli, del pane e dei fiori, in un momento di intensa partecipazione collettiva.
Nel tardo pomeriggio, dopo la messa solenne, la festa raggiunge il suo culmine con la processione. Il Santissimo Crocifisso, posto su una maestosa vara barocca ottocentesca, viene portato a spalla dai membri della Commissione lungo le principali vie del paese, seguito da una folla di fedeli in preghiera e accompagnato della note del tradizionale canto “Ah sì versate lacrime”, chiudendo così uno dei momenti più emozionanti e intensi dell’intera celebrazione.
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