Abbazia Santa Maria d’Altofonte – Altofonte

L’Abbazia di Santa Maria d’Altofonte risale al 1307 e fu costruita per volere del re Federico d’Aragona che l’affidò ai monaci cistercensi. L’abbazia si trova nel centro abitato di Alfofonte, a poco più di 10 chilometri di distanza dal capoluogo siciliano. Il territorio di Altofonte a quel tempo era uno splendido parco di caccia del re normanno Ruggero II, il quale vi fece costruire un palazzo per il suo riposo estivo. Era questo il cosiddetto “Parco Nuovo” che sorgeva in un paesaggio montuoso, ricco di acque e di selvaggina e si estendeva fino a Misilmeri, Piana degli Albanesi, Monreale, San Martino delle Scale, Partinico e persino Balestrate e Trappeto. I primi monaci cistercensi arrivarono in Sicilia nella prima metà del XII secolo e ben presto diffusero la parola e l’insegnamento cistercense in molte località dell’isola, dove cominciarono a sorgere monasteri filiazioni dell’Abbazia di Santa Maria di Novara, tra cui le abbazie di Roccamadore e di Santa Maria d’Altofonte.

Abbazia di Altofonte

Il paese in origine ebbe il nome di Parco, che ricordava le sue origini, che solo dopo il 1930 mutò in Altofonte. Nel 1307 Federico d’Aragona, sui resti del palazzo di villeggiatura di Ruggero II, fondò l’abbazia di Altofonte. Si racconta che la fece costruire in segno di ringraziamento per commemorare la pace di Caltabellotta che gli aveva assicurato il potere sull’isola, e la volle intitolare a Santa Maria d’Altofonte.
Nel Seicento lo storico Vincenzo Di Giovanni nella sua opera “Palermo restaurato”, tradotta nel 1872 di Gioacchino Di Marzo, descrive il Parco nuovo definendolo «[…] contrata piena di bei giardini di ogni sorte di frutti, e particolarmente di cerase, di che se ne abbonda a suo tempo Palermo. In questo Parco di notabile vi è una chiesa, servita da dodici frati dell’ordine di s. Benedetto, con un casale di poca grandezza, e nel piano della chiesa una bellissima fonte di gran quantità d’acqua, le quali non solamente sono bastanti per rigare i prati giardini di quella contrata, ma anco si conducono per acquedotti per tutta la piana di Palermo per commodità di quella, ed anco per rigare le cannamele, che in quella si fanno. Questo Parco è una abbazia, che fecero i re preecessori per la loro devozione, assegnandole tanti predii, che oggi vi rendono agli abbati da scudi qindici mila, delli quali non spende».
Il Di Marzo a queste parole aggiunge: «Tale monastero o abbazia di monaci Cistercensi (e non di s. Benedetto, come il Di Giovanni nota impropriamente sopra) fu fondato nel 1307 dal re Federico II, sotto il titolo di s. Maria d’Altofonte; e ne dà ampia contezza il Mongitore in aggiunta alla Sicilia sacra del Pirri. Ma indi que’ monaci, nel 1763, furono trasferiti al monastero di Roccamatore in quel di Messina; e tutti gli averi e le rendite dell’abbazia di Altofonte, non che le terre del Parco e di Partenico, furono amministrati in prima, siccome appartenenze della Corona, dal tribunale del real Patrimonio, ed aggregati poscia, per decreto del 1799, alla real commenda della Magione. Ma or questa a’ di nostri abolita, andaron quelli compresi nell’amministrazion dello Stato».

Abbazia di Santa Maria d’Altofonte

Altre notizie sull’Abbazia di Altofonte dell’epoca si apprendono dal “Lexicon topographicum Siculum” di Vito Maria Amico del 1759, tradotto sempre dal Di Marzo, che sotto la voce “Parco nuovo” riferisce anche del diploma di fondazione del 1307 e degli abati che negli anni si sono succeduti nell’abbazia di Santa Maria d’Altofonte: «Piccolo paese attualmente appartenentesi all’abate di s. Maria di Altofonte, a 5 m. da Palermo verso occidente. Siede in un colle cospicuo per amenità ed irriguo di acqu, cui dalla parte medesima sovrasta un monte da mezzogiorno appellalo Pizzuta. Era il Parco un luogo ricinto da ogni lato da cancelli di legno e da pali , chiuso in parie da un muro finalmente all’intorno di fosse, come recava l’indole del luogo. “Fece poi Ruggero”, scrive Romualdo Salernitano nella Cronica sino all’anno 1149, “chiuder di una muraglia alcuni monti ed i boschi, che sono presso Palermo, ordinando di costruirsi un parco molto delizioso ed ameno, piantato ad alberi diversi, nel quale si racchiudessero damme, capriole e porci selvatici”. Questa opera erroneamente attribuì il Fazello a Guglielmo II. Affermano il Pirri e l’Inveges appo il Mongitore, essere quivi stalo un tempo il monastero dei Ss. Massimo ed Agata, uno di quelli costruiti in Sicilia da s. Giorgio, abbattuto poi dai Saraceni, siccome si congettura. Copiosissimo fonte poi emergendo nel piano giogo di un colle ed in luogo elevato, appellasi Alto; quindi il cenobio costituito in quella parte dal re Federico II ai monaci cisterciensi prese il nome dall’Alto fonte. “In laude del nome divino”, dice il medesimo Federico nel diploma della fondazione nel 1307, “in onore della gloriosissima genitrice di Dio e sempre Vergine Maria, fondammo un monastero nel medesimo parco, ed impostogli il nome di s. Maria di Altofonte, offrimmo quello a Dio per esserci mollo caro e stimabile, siccome opera preziosa dei nostri padri, giocondo in qualche modo, ordinato allo studio, e più degno, il destiniamo ai servizii del supremo nostro fondatore, poiché essendo stato bene accomodato per la corporale gioia, servisse piuttosto ad uso spirituale”. Poiché ivi i nostri principi sollazzavansi a cacciare, vi avevano abitazioni suburbane in delizia coll’oratorio, e forse allora nulla offrivasi di più giocondo nel territorio di Palermo.
Credesi destinato primo abate del monastero Pietro Guzio: indi leggesi assegnata ai monaci una pingue dote, il parco nuovo cioè e l’antico, il bosco di Partinico colla facoltà di costruir casale, un monastero dentro le mura di Palermo appellalo di s. Giorgio di Kemonia, ed altri beni, non che onnimode immunità e libertà amplissime, talché a poche seconda possa oggi computarsi l’abazia del Parco. Si accrebbe indi il cenobio di magnifici edifizii, e convenendone d’intorno della gente, radunossi un paese, e la chiesa divenuta parrocchiale amministrò i sacramenti agli abitatori, eletto in curato un monaco cisterciense, e comprendendosi dentro i confini della chiesa di Monreale, ne divenne parte della diocesi; si appartengono perciò i dritti spirituali all’arcivescovo di Morreale ed i temporali all’abate. Il primo cui fu commendata l’abazia del Parco dal re Martino fu Giovanni Pontecorona canonico della chiesa di Palermo e ciantro; ma gli succedette Giovanni Di Stefano cisterciense, cui tenner dietro Ugo di Cardona e Fabrizio Sottile chierici; ma Giacomo Tedeschi catancse e dell’ordine, l’ottenne in breve tempo, e poi Bernardo di Elefante, anche cisterciense, cui fu sostituito Giovanni di Elefante da Alfonso nel 1457. Succedette a Giovanni Godofrido Balves benedettino della congregazione cluniacense, vescovo di Angiò e cardinale, ed altri poi, che s’impegnarono a ristorare e ad ornare il convento e la chiesa, poiché Francesco Sanchez fe’ costruire la cappella della Natività di Cristo, Scipione Card. Rebiba riparò le abitazioni dei monaci e la sacrestia Andrea Mastrilli restaurò il refettorio, Scipione card. Borghese condusse sino al tetto nel 1633 il tempio, eccitato sin dalle fondamenta con forma più magnifica, e compito finalmente a pubbliche spese. Dissi già dell’attuale abate e del suo luogo nel parlamento. Contansi nel Parco 1222 anime, e si comprendono nella comarca di Palermo. Era delle suffragance del monastero del Parco l’antica e celebre chiesa di s. Giorgio di Kemonia già di sopra mentovata, e che poi negli scorsi anni cedette ai monaci Olivetani».

Il monastero di Santa Maria d’Altofonte acquistò ben presto importanza, le vennero concessi numerosi privilegi e il suo abate divenne membro del braccio ecclesiastico del Parlamento di Sicilia. Nel 1618, nel luogo dove esisteva l’abbazia cistercense, il cardinale commendatario Scipione Borghese fece costruire la chiesa di Santa Maria d’Altofonte. Dal 1764 non furono eletti più abati, e quelli che ancora l’abitavano si trasferirono nell’abbazia di Roccamadore. La chiesa di Santa Maria d’Altofonte nel 1768 divenne parrocchia e il suo primo parroco fu il Sac. D. Vincenzo Giancola.

Abbazia di Santa Maria d’Altofonte: Architettura

L’Abbazia di Santa Maria d’Altofonte nasce quindi dalla trasformazione del palazzo di caccia normanno, che nei secoli ha subito diverse modifiche e restauri che culminarono con la costruzione della chiesa che porta la stessa denominazione. Testimonianza dell’antica costruzione resta nella zona in cui sorge la cappella di S. Michele Arcangelo di fattura bizantina, alle spalle della chiesa Santa Maria di Altofonte, con i suoi ambienti con volte a crociera, il soglio reale sopra il nartece, il presbiterio rivolto a oriente ed anche nella sua copertura a cupola.
La cappella si sviluppa con pianta rettangolare, lunga poco più di 10 metri, e presenta un piccolo nartece e il presbiterio rialzato e separato dalla navata da un arco a tutto sesto. Il soffitto della navata consiste in una copertura a volte a crociera.

L’abside prende luce da una piccola apertura ogivale, alta e stretta, e presenta due colonnine per lato, incassate nel muro, con capitelli decorati con foglie. Qui sono presenti anche due piccole nicchie utilizzate per la preparazione degli uffici religiosi. Il presbiterio prende luce da due aperture di forma ogivale, poste l’una sopra l’altra, e presenta nella parte centrale una piccola cupola con quattro finestre ogivali, sostenuta da quattro pennacchi emisferici. La navata è invece illuminata da due grandi finestre, per ciascun lato. Il piccolo nartece, che si apre sulla navata per mezzo di un arco a tutto sesto, presenta una volta a crociera bassa sulla quale si trovava il soglio reale. In questa zona della cappella vi erano due porte d’ingresso, di cui una comunicava con l’interno del palazzo. Una terza porta con arco a piattabanda formato da pietre rosse e gialle, conduceva nell’atrio dell’abbazia, compreso tra le due ali del palazzo.

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Informazioni aggiuntive

  • EpocaXIV secolo
  • UbicazioneVia Belvedere
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