Castello degli Schiavi – Fiumefreddo di Sicilia

Il Castello degli Schiavi di Fiumefreddo rappresenta un gioiello del barocco rurale siciliano. Sorge sulla strada che da Fiumefreddo di Sicilia si spinge sino alla costa di Marina di Cottone, lungo quella che un tempo era la Via Mulinelli, e deve il suo nome ad una leggenda. Il castello di Fiumefreddo venne costruito nella seconda metà del Settecento come villa residenziale di campagna ed è stato utilizzato più volte come location cinematografica. Oggi è una struttura esclusiva per eventi e matrimoni.

Il Castello degli Schiavi a Fiumefreddo

Il Castello degli Schiavi a Fiumefreddo sorse come villa di campagna del palermitano Gaetano Palmieri e sotto la guida degli architetti Giovan Battista Vaccarini e Sebastiano Ittar. Si racconta che il medico palermitano abbia salvato Ignazio Sebastiano, figlio di don Ferdinando Francesco Principe di Palagonia, da una gravissima malattia, e il nobile come segno di gratitudine gli donò un appezzamento del suo feudo, dove appunto il Palmieri fece costruire una villa che poi, per le sue torrette d’angolo, ha acquisito l’appellativo di castello. Sul piano più alto dell’edificio si trova quella che viene chiamata “loggia dei Mori” perchè vi si trovano due statue di turchi affacciati che guardano verso il mare, come ad invocare l’aiuto dei loro compagni per essere liberati. La leggenda vuole che queste statue rappresentino i pirati turchi che, dopo aver saccheggiato il castello, rapirono i due coniugi proprietari, ma furono messi in fuga dal cav. Corvaja di Taormina, perdutamente innamorato della moglie del medico, Rosalia di Villabianca, il quale riuscì ad impedire che i Palmieri venissero catturati. Ma due pirati turchi, Shamira e Mustafà, rimasero prigionieri all’interno dell’edificio e per questo motivo i proprietari costruirono una loggetta dove posero le due statue. La denominazione della villa deriverebbe quindi dalla presenza di questi due mezzibusti, anche se molto probabilmente deve il nome all’esistenza di una vicina cava di pietra, che nel passato era denominata “scavu Cruyllas di Castello” dove con Castello si indica l’omonima contrada, il nucleo originario del paese di Fiumefreddo di Sicilia. Tant’è che l’edificio è anche conosciuto come “casteddu di Scavi”.
In epoca più recente, il castello di Fiumefreddo è diventato famoso soprattutto per alcune scene che Pier Paolo Pasolini vi girò nel 1968 per il suo film “Orgia” e per le riprese di Francis Ford Coppola per il capolavoro cinematografico “Il Padrino”, parte I (1972) e II (1974). Franco Battiato invece nel suo piano scantinato realizzò il video musicale della sua canzone “Shock in my town”, dove l’artista siciliano indossa un vestito da samurai.

Il Castello di Fiumefreddo di Sicilia

Si accede al castello dopo aver oltrepassato un elegante portale con un arco di pietra lavica, sulla cui chiave di volta sono raffigurati un mascherone ed una conchiglia. L’edificio si sviluppa su pianta rettangolare e si eleva con due piani fuori terra e la piccola loggia situata sopra la copertura. Al piano scantinato è presente una botola. Una leggenda racconta che da qui partisse un passaggio sotterraneo che metteva in comunicazione il castello di Fiumefreddo con la Torre Rossa. La costruzione si caratterizza per la presenza di quattro piccole torri di pianta poligonale e coronate da cupolette, poste su ciascuno degli angoli dei suoi prospetti, a partire dal secondo livello. Sul prospetto meridionale una scalinata esterna conduce al piano superiore. La loggia sulla sommità del castello è alta 3 metri. Al piano superiore vi sono otto ambienti dove sono conservati arredi e suppellettili pregevoli ed anche un antico stemma dei Gravina Cruyllas dove si vede la collana del Toson d’oro di Spagna. Ferdinando Francesco Gravina nel gennaio del 1700 fu insignito dell’onorificenza del Toson d’oro.
Nel cortile della villa sono presenti un pozzo e vi si affaccia una chiesetta inizialmente dedicata a San Giovanni e poi consacrata alla Madonna della Sacra Lettera. La piccola chiesa al suo interno è abbellita da altari e quadri e, sull’altare maggiore in marmi policromi, si trova un dipinto della Madonna col Bambino, attribuito al pittore acese Pietro Paolo Vasta.

Riproduzione riservata



Informazioni aggiuntive

  • Epoca: XVIII secolo
  • Ubicazione: Via Marina
  • Proprietà: Privata
  • Condizioni: Buone
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