
La Tavolata di San Giuseppe di Lascari rappresenta una delle espressioni più autentiche e significative della tradizione popolare siciliana. Celebrata ogni anno il 19 marzo, in occasione della festa del Patriarca San Giuseppe, questa ricorrenza unisce fede, memoria storica e cultura gastronomica in un rito collettivo che coinvolge l’intera comunità. Nota come “A Tavulata di San Giuseppe” o la tavolata de “I Virgineddi”, è oggi riconosciuta come la tavolata più lunga d’Italia, un primato che non nasce dall’idea di spettacolo o di sagra, ma da un profondo spirito di accoglienza, carità e condivisione che si rinnova da quasi due decenni.
La Tavolata di San Giuseppe di Lascari
L’origine della tradizione affonda le radici nel passato agricolo e rurale del paese. La Tavolata nasce come ex voto a San Giuseppe, protettore dei poveri, degli orfani e delle ragazze nubili. In origine, il pranzo veniva offerto a 13 orfanelle, chiamate “verginelle” o “virgineddi”, che in alcuni casi indossavano abiti bianchi in segno di purezza. Alla mensa partecipavano anche i poveri del paese che bussavano alle porte delle famiglie devote. Il pranzo veniva preparato collettivamente in grandi ambienti domestici e accompagnato da un altarino addobbato con fiori davanti all’immagine di San Giuseppe, al quale veniva riservato simbolicamente un posto a tavola, lasciato vuoto. La tavola era allestita con tovaglie bianche, cestini di pane, i tradizionali panuzzi di San Giuseppe, caraffe d’acqua e piatti semplici ma profondamente simbolici, espressione di una cucina povera e genuina.
Oggi questa tradizione vive una nuova dimensione pubblica senza perdere il suo significato originario. La Tavolata di San Giuseppe di Lascari è l’unica in Italia ad essere stata inserita tra i progetti della Memoria Immateriale, proprio perché conserva intatto il valore della gratuità e dell’accoglienza.
La tavolata più lunga d’Italia: tradizione dei “virgineddi”
La tavolata più lunga d’Italia, con oltre cento metri di lunghezza e circa 400 commensali per turno, è una tradizione antica che viene riproposta con rinnovata forza e partecipazione a partire dal 2008. Il 19 marzo è diventato così uno degli appuntamenti più attesi e identitari dell’intero comprensorio, capace di richiamare migliaia di persone ogni anno.
Non si tratta di una semplice sagra, ma di un rito collettivo profondamente radicato nella storia e nella devozione popolare, che oggi si avvia verso un importante percorso di riconoscimento come patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO per il culto delle Tavolate di San Giuseppe. Un’eredità preziosa da tutelare e preservare nella sua autenticità secolare, perché espressione viva di fede, carità e memoria condivisa.
Dopo la benedizione, la lunghissima tavolata allestita in via Libertà, a partire dalle 19:30, si apre a migliaia di persone, con più turni per permettere a tutti di partecipare. Vengono offerte gratuitamente le portate tradizionali: riso e fagioli, pasta ncasciata, ghiotta con broccoletti, finocchietto selvatico e baccalà, pane, acqua e vino, arance e gli immancabili cassateddi chi ciciri, dolce tipico lascarese. Tutte le pietanze sono preparate con prodotti a chilometro zero, nel rispetto dell’antica usanza contadina. Non è solo un momento gastronomico, ma un gesto di fede, sacrificio e solidarietà che ancora oggi unisce generazioni diverse e trasforma il paese in un grande spazio di convivialità, dove la tradizione diventa esperienza viva e condivisa.
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